Nel recupero di campionato contro il Lecce, l’Inter vince ma lo fa con quella faccia da “post-scontro diretto”: il Napoli ha tolto più alla testa che alle gambe, e Chivu lo ha lasciato intendere chiaramente nel post gara, parlando di una partita complicata anche sul piano delle energie mentali.
Tatticamente si è vista un’Inter meno brillante nella gestione del possesso: circolazione più lenta, qualche scelta di troppo e meno strappi per rompere la struttura del Lecce.
Carlos Augusto ha confermato la sensazione: nel primo tempo i nerazzurri sono stati “troppo lenti con la palla”, e quando perdi ritmo diventi prevedibile anche se comandi il territorio.
Il Lecce, senza fare barricate sterili, ha alternato blocco medio-basso a pressioni a tratti più alte, con l’obiettivo di sporcare l’uscita e tenere l’Inter lontana dalle ricezioni pulite tra le linee.
In queste gare “di recupero” (intese come match da portare a casa dopo uno sforzo emotivo enorme) l’Inter negli ultimi anni non ha quasi mai avuto vita facile: spesso ha pagato proprio cali di lucidità, non tanto di gamba, e questa partita lo ha ricordato.
La svolta è stata più “funzionale” che romantica: i cambi hanno portato freschezza dove serviva, alzando intensità e velocità decisionale negli ultimi 30 metri.
Lautaro ha dato più pressione e più connessioni, ma la notizia tattica vera è stata l’impatto di Francesco Pio Esposito: non solo il gol, ma presenza, duelli, sponde, palloni lavorati e quella fame che in serate così diventa un’arma di sistema.
Pio ha raccontato il senso emotivo del momento e del sogno San Siro, mentre Chivu ha sottolineato quanto la gara fosse complicata e il percorso condiviso con lui: segnali che spiegano perché la “determinazione” non sia stata uno slogan, ma un ingrediente concreto per sbloccarla.
Il risultato, più che una semplice vittoria, è un pezzo di classifica: l’Inter allunga sul Napoli e si prende tre punti pesanti che valgono anche psicologicamente, perché arrivano nel momento in cui la brillantezza non è al massimo ma la squadra resta dentro il piano.
È il tipo di 1-0 che racconta una cosa: quando la mente è stanca, ti serve qualcuno con gambe leggere e testa libera; e stavolta quel qualcuno è stato Pio Esposito, che ha trasformato la freschezza in vantaggio competitivo e ha permesso all’Inter di mettere altro margine nella corsa.

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