A soli 19 anni ha già raggiunto un risultato che molti professionisti inseguono per anni. Nicolò Saccone, milanese, classe settembre 2006, ha superato l’esame FIGC per diventare agente sportivo, entrando ufficialmente in una professione tanto affascinante quanto competitiva. Secondo le verifiche effettuate dalla redazione di VociDiSport.net sui registri federali, Saccone risulta essere il più giovane agente sportivo abilitato d’Italia: tra gli iscritti al registro FIGC, infatti, il secondo agente più giovane è nato nel 2004.
In un momento storico complesso per il calcio italiano, reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, Saccone guarda oltre il proprio risultato personale e lancia un messaggio chiaro: servono nuove idee, più spazio ai giovani e una visione che rimetta al centro la crescita dei talenti italiani.
Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo percorso, la sua idea di calcio e gli obiettivi che si è posto per il futuro.
A 19 anni già agente sportivo: complimenti. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada così presto?
“Ho iniziato ad amare il calcio sin da bambino. Avevo circa 12 anni quando, guardando in TV i programmi dedicati al calciomercato, per la prima volta ho sentito parlare dei cosiddetti procuratori. Ricordo che un giorno chiesi a mio padre chi fossero e quale fosse il loro lavoro. Quando mi spiegò che erano i professionisti che seguivano i calciatori nella loro carriera, ne rimasi affascinato.
Da quel momento ho continuato a giocare a calcio, a seguirlo a 360 gradi e ad approfondire sempre di più il ruolo dell’agente sportivo. Con il tempo ho capito che era il lavoro che sognavo di fare. Ho sempre dato grande importanza alle relazioni umane e ai rapporti interpersonali, e questa professione si basa proprio sulla fiducia, sulla capacità di creare legami e di accompagnare gli atleti nel loro percorso.
Quando ho scoperto che il percorso per diventare agente sportivo poteva iniziare subito dopo il diploma, appena terminato il liceo ho iniziato immediatamente a studiare per superare gli esami previsti e ottenere l’abilitazione.”
Secondi i registri federali, saresti il più giovane agente sportivo d’Italia. Che significato ha per te questo primato e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
“Sì, credo di essere il più giovane ad aver superato l’esame FIGC. Capisco che si tratti soprattutto di un dato statistico e che, di per sé, non abbia un valore assoluto. Tuttavia è un primato che mi fa piacere evidenziare e che mi dà una certa soddisfazione.
Il mondo degli agenti sportivi è estremamente competitivo e il percorso per affermarsi può essere lungo e in salita, soprattutto all’inizio. Aver già ottenuto l’abilitazione mi conferma di essere sulla strada giusta e mi motiva a continuare a credere in questo progetto.
Il mio obiettivo è costruirmi, passo dopo passo, uno spazio in questo ambiente e crescere professionalmente con serietà e competenza.”
Hai parlato della necessità di un ricambio generazionale nel calcio italiano. In che modo pensi che i giovani professionisti possano contribuire concretamente a questo cambiamento?
“Che il calcio italiano stia attraversando una fase di grande difficoltà è sotto gli occhi di tutti. La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali è solo il segnale più evidente di un problema più profondo.
Il nostro sistema fatica a far emergere i giovani calciatori, che spesso trovano poco spazio e non vengono messi nelle condizioni migliori per esprimere il proprio talento fin dalle categorie giovanili.
Invertire questa tendenza richiederà tempo, ma credo che il cambiamento debba coinvolgere tutto il settore, compreso quello degli agenti sportivi. Chi svolge questo lavoro è quotidianamente a contatto con i calciatori e può aiutarli a trovare il progetto più adatto alla loro crescita, favorendo il loro sviluppo invece di limitarne il percorso.”
Qual è, secondo te, il principale problema che oggi limita la crescita dei giovani calciatori italiani e quale ruolo può avere un agente nel loro sviluppo?
“La percezione è che oggi esistano dinamiche che rendono economicamente più conveniente investire su giovani stranieri piuttosto che sui ragazzi italiani.
È una tendenza che, nel lungo periodo, rischia di impoverire il patrimonio tecnico del nostro calcio. Per questo credo che anche gli agenti sportivi debbano assumersi una responsabilità importante: cercare per ogni giovane il progetto tecnico migliore, quello che gli permetta di giocare, crescere e dimostrare il proprio valore.
Soprattutto nei primi anni di carriera, l’aspetto economico dovrebbe passare in secondo piano rispetto allo sviluppo sportivo del calciatore.”
Nel dibattito sul calcio italiano si parla spesso del peso dei procuratori e dei rapporti con i direttori sportivi, talvolta percepiti come poco trasparenti o orientati più alla movimentazione dei giocatori che al loro reale sviluppo. Come pensi si possano promuovere maggiore trasparenza, meritocrazia e centralità del percorso sportivo dei calciatori?
“Il calcio, come tutte le realtà umane, è fatto dalle persone che ne fanno parte. Quando chi opera nel sistema mette al primo posto il bene comune, si crea un circolo virtuoso che, con il tempo, porta benefici a tutto il movimento.
Se invece prevale esclusivamente l’interesse economico personale, il risultato finale rischia di essere negativo per tutti.
Mi auguro che anche il ricambio generazionale tra gli agenti sportivi possa favorire una maggiore consapevolezza: il vero sviluppo del calcio italiano passa dalla valorizzazione dei nostri giovani talenti e dalla crescita del nostro parco giocatori.”
Che consiglio daresti a un ragazzo della tua età che sogna di lavorare nel mondo del calcio, ma pensa che sia un ambiente difficile da raggiungere?
“Direi di non scoraggiarsi mai. Bisogna impegnarsi con serietà, studiare e crederci fino in fondo.
Il percorso per diventare agente sportivo può essere lungo e complesso, ma iniziare presto rappresenta sicuramente un vantaggio. Oggi tutto sembra difficile, ma sono convinto che con costanza e perseveranza i risultati arrivino.
Le soddisfazioni più grandi, spesso, nascono proprio dalle sfide più difficili da affrontare.”

