Il popolo azzurro è storicamente diviso. Da una parte ci sono i critici a prescindere, quelli pronti a sparare a zero a ogni risultato, che si vinca o si perda; dall’altra la fazione degli inguaribili ottimisti, di cui orgogliosamente faccio parte, che ama i colori azzurri incondizionatamente e resta al fianco della squadra, giudicandone l’operato solo a freddo. In mezzo, un’opinione pubblica ancora scettica sul ritorno di Roberto Mancini, accusato dai più intransigenti di aver ceduto in passato alle sirene dorate dell’Arabia Saudita.
Ma il campo, come sempre, è l’unico giudice supremo. E dopo lo scivolone iniziale contro il Belgio e la salutare boccata d’ossigeno in Turchia, la vera prova del nove è arrivata ieri sera allo stadio Saint Denis di Parigi. Di fronte c’era una Francia straripante, spinta da 77.000 spettatori in delirio per celebrare l’icona nazionale Zinédine Zidane, approdato sulla panchina dei Bleus, e forte di un ruolino di marcia immacolato, grazie ai due successi in trasferta per 1-0 contro Turchia e Belgio. Per gli scettici, l’occasione perfetta per ridimensionare l’Italia; per i veri fans azzurri, il banco di prova definitivo per misurare i progressi reali dopo il 4-1 di Bursa.
Mancini ridisegna l’undici titolare: davanti a un insuperabile Donnarumma, la linea a quattro vede Kayode a destra e il rientrante Calafiori a sinistra, con la coppia centrale Scalvini-Bastoni. In mezzo al campo la novità è il terzetto formato da Tonali, Fagioli e dall’incursore laziale Frattesi, mentre davanti i fratelli Esposito e Kean completano il tridente. La Francia risponde con un potenziale offensivo spaventoso: a supporto, trio d’attacco, senza l’infortunato Mbappé.
L’avvio è di marca transalpina: i Bleus alzano subito il baricentro, imponendo un palleggio costante che costringe l’Italia a difendere bassa con due linee strette, evitando di concedere quelle praterie che erano state fatali contro il Belgio. Eppure, le occasioni più nitide del primo tempo sono azzurre. Al 9′ Kean, servito a un passo dalla porta, calcia addosso a Maignan sprecando il possibile vantaggio. A metà frazione è Frattesi, sugli sviluppi di una rimessa laterale di Kayode, a sfiorare il palo con un destro dal limite. La Francia risponde solo con una traversa colpita fortunosamente da Olise su un cross deviato fortuitamenteda Scalvini.
Nella ripresa la pressione francese si fa asfissiante. Zidane catechizza i suoi per cercare la verticalità immediata, e si scatena il “Gigio” show. Donnarumma si erge a insuperabile baluardo con una serie di interventi miracolosi: prima la doppia parata strabiliante su Désiré Doué e sulla ribattuta ravvicinata di Dembélé, poi i voli plastici sui tentativi di Olise e Rabiot. Quando si parla di mancanza di fuoriclasse, spesso ci si dimentica di avere tra i pali uno dei numeri uno al mondo, capace di valere quanto un attaccante da due gol a partita. L’unico spiraglio che si apre per i Bleus è la pennellata su punizione dal limite a due tocchi dello stesso Olise a metà tempo, che sblocca il match con un tiro imparabile che toglie le ragnatale dall’incrocio dei pali.
L’Italia però non crolla. Mancini ridisegna la squadra: sposta Kean al centro dell’attacco — mossa che restituisce imprevedibilità e peso offensivo — e pesca dalla panchina la carta vincente. Entra Vergara con la sfrontatezza tipica dello scugnizzo di talento: palla al piede, semina il panico tra i centrocampisti avversari e dà il via all’azione del pareggio. In uscita dalla trequarti, Da Cunha sbaglia il controllo, Bastoni si avventa sul pallone con una progressione furiosa, scatta a campo aperto e trafigge Maignan inesorabilmente: 1-1 e palla al centro.
Nel finale succede di tutto. Dopo un accenno di rissa sedato dall’arbitro, costato il giallo a Upamecano e Kean, lo stesso Kean scappa via ad Upamecano, che lo stende rimediando il secondo giallo e l’espulsione. Con l’uomo in più, l’Italia sfiora clamorosamente il colpaccio: dopo l’ultima grande parata di Donnarumma su conclusione dal limite di Camavinga, prima con un colpo di testa di Kean deviato sulla traversa da un super Maignan, poi con Barella che a tre metri dalla porta mastica il pallone del possibile trionfo sull’ennesimo cioccolatino servito da Vergara.
Il triplice fischio sancisce un pareggio preziosissimo (1-1). Gli Expected Goals premiano un‘Italia cinica, ordinata e terribilmente solida, capace di arginare il predominio territoriale francese (65% di possesso) con una prestazione di spessore mentale e caratteriale immenso. Questa Nazionale ha dimostrato di avere una propria identità, un gruppo coeso e la consapevolezza di poter competere alla pari anche contro i colossi d’Europa.
Ora non bisogna montarsi la testa. Lunedì sera a Bologna ci attende la sfida contro una Turchia ferita e in crisi, reduce dal 3-0 subito dal Belgio e con la panchina di Montella a rischio. Una vittoria non è affatto scontata, ma porterebbe gli Azzurri a quota 7 punti in quattro gare, ipotecando la salvezza e riaprendo la corsa al vertice del girone. La strada è ancora lunga, ma la direzione intrapresa è finalmente quella giusta. Avanti così, forza Azzurri!

