Mancini

Il calcio è lo sport più amato del pianeta per tanti motivi, uno è sicuramente quello di saper cambiare le carte in tavola da un giorno all’altro, e da una partita all’altra, scombinando le idee e i giudizi che sono stati, magari frettolosamente, articolati.

La sfida, nel suggestivo stadio a forma di coccodrillo di Bursa, rientra decisamente tra questi imprevedibili sviluppi: l’Italia brutta, pavida e sconclusionata dell’Olimpico, presa a pallonate dal Belgio, ha lasciato il posto alla sua nemesi, una squadra convinta, autorevole e, per lunghi tratti, spettacolare ed efficace, come non si vedeva da anni, da un lustro esattamente, da quella manciniana di Euro 2020.

Fatta la giusta tara, detto cioè di una Turchia che, subito il gol di Bastoni sugli sviluppi di un corner (toh chi si rivede!), è andata completamente nel pallone, offrendosi alle manovre rapide e ficcanti degli azzurri fatte di triangolazioni veloci da fascia a fascia volte a trovare l’uomo libero con l’ultima imbucata, per un tempo si è rivista la mano di Mancini.

Il mister, dopo le feroci critiche, seguite all’imbarazzante prestazione contro i belgi, ha cambiato otto undicesimi dei titolari dell’Olimpico, affidandosi, davanti a Donnarumma,  ai due esordienti Kayode e Ruggeri sulle fasce, affiancando a Scalvini il rientrante Bastoni come centrale, in mediana Tonali vertice basso con Fagioli a palleggiare e Frattesi libero di fare l’incursore, trio d’attacco con Pio Esposito centravanti , il fratello Sebastiano falsa ala a sinistra e Raspadori a destra libero di accentrarsi e fare il trequartista.

L’entusiasmo e l’approccio iniziale hanno dato il là ad una prestazione aggressiva e volitiva, volta a comandare il gioco e a difendere alti per soffocare le velleità degli avversari. Dopo un paio di occasioni mancate d’un soffio sono arrivati, dopo il gol di Bastoni, le reti di Frattesi e Kayode, a coronamento di azioni corali prolungate e spettacolari che hanno ricordato il calcio champagne e vincente di un lustro fa, hanno accompagnato le squadre all’intervallo sul 3-0 per l’Italia.

In avvio di ripresa, forse più scarichi del necessario, gli azzurri hanno preso un gol evitabilissimo, per una dormita collettiva dell’intera retroguardia, realizzato da Yilmaz, ma sono stati abili, e fortunati, a segnare nuovamente con un colpo di testa in tuffo di Pio Esposito, arrivato al suo sesto gol azzurro in 11 presenze, a coronamento di un’azione di Cambiaghi, subentrato a Raspadori, e conclusa sul palo da Tonali.

Il resto del match si è dipanato con gli azzurri prevalentemente a difendere, e, in questa fase, molto c’è da lavorare sui meccanismi ed automatismi, che, più di una volta, hanno lasciato a desiderare,  mentre è salito in cattedra Arda Guler, che ha entusiasmato con le sue giocate, trascinando un pubblico che ha contestato a gran voce per tutto il match Montella e il presidente della federazione turca invitato ad esonerarlo, ma che non è riuscito, nonostante un paio di grandi occasioni, a far riaprire il match.

Tirando le somme, due partite e due versioni degli azzurri decisamente agli antipodi, e così, dopo la figuraccia dell’Olimpico, abbiamo rivisto la faccia che vorremmo sempre vedere, anche grazie al cambio dei protagonisti, bella, spigliata e spettacolare, non tralasciando comunque nel giudizio complessivo la differente consistenza dei due avversari affrontati.

Venerdì sera si replica a Parigi, contro la Francia, che sarà un test ben più probante e che dovrebbe dirci qualcosa in più sullo stato di avanzamento dei lavori del nuove cantiere di Mancini.   

DiGiuseppe Floriano Bonanno

Nato a Torino nel 1964 e laureato in giurisprudenza a Bologna nel 1990, da una vita lavora in un’azienda top nel mondo del banking. Appassionato di sport, letteratura e viaggi, ha contribuito a diverse riviste online focalizzate su calcio e cultura. Inoltre, ha arricchito il suo percorso pubblicando una serie di romanzi.