Dopo un Mondiale passato davanti alla tv e le polemiche successive alla dolorosa sconfitta ai rigori contro la Bosnia, lunga è stata la strada che ha condotto gli Azzurri alla sfida di ieri sera all’Olimpico.
Una ripartenza travagliata: dalle dimissioni di Gravina alla scelta di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC con il 68% di preferenze su Abete. Senza dimenticare il teatrino, una classica commedia all’italiana, con Malagò che, dopo lunghe ponderazioni, ha scelto Paolo Maldini come capo del nuovo progetto, il quale si è portato dietro Leonardo per curare la rifondazione federale.
Il primo nome per la panchina è stato quello di Guardiola; sfumato lo spagnolo, la scelta del duo Maldini-Leonardo è caduta su Pirlo. Ma il nome di Pirlo non ha scaldato il cuore della piazza, e così è sorta ad hoc la polemica legata a un sito di scommesse russo di cui Pirlo era ambasciatore (in quanto di proprietà del patron del club arabo che allena), evento che ha portato alle rapide dimissioni di Maldini.
Chiusa la parentesi, Malagò è tornato al suo antico amore: Roberto Mancini, che probabilmente sarebbe stata la sua prima scelta fin dall’inizio. L’accoglienza per il “Mancio” ha inevitabilmente riacceso le polemiche, specie per il precedente addio alla Nazionale per volare ad allenare l’Arabia Saudita.
Ma il campo, giudice supremo, ha finalmente chiamato a raccolta la squadra per questo nuovo corso in occasione delle sfide di Nations League. Tra convocazioni che faticano a trovare italiani nel campionato nostrano — tanto da pescare anche all’estero tra chi ha il doppio passaporto — e le ombre sulla presidenza Malagò, per un presunto vizio di tesseramento iniziale, si è arrivati al match dell’Olimpico davanti a 40.000 spettatori curiosi e speranzosi.
Mancini si affida a un mix tra veterani e volti nuovi nel suo 4-3-3. Davanti a Donnarumma, la linea difensiva vede Di Lorenzo e Calafiori esterni, con la sorpresa della coppia centrale formata da Coppola e Mancini. In mezzo al campo c’è la grande novità di Romano come regista basso, affiancato dai monumenti Barella e Tonali; sulle fasce agiscono a sorpresa Kean e Cambiaghi, con Pio Esposito riferimento centrale.
La prima mezz’ora è da incubo: nessuno si attendeva un impatto così negativo, con reparti scollegati e distanti. Nei primi trenta minuti l’Italia subisce il gol di Godts — splendido giocatore, di proprietà del PSG — e rischia in almeno altre quattro occasioni, sventate da un attento Donnarumma e dalla mira imprecisa dei belgi. La difesa barcolla lasciando enormi spazi alle ripartenze orchestrate dal nuovo c.t. del Belgio, Mark van Bommel, subentrato a Garcia dopo il Mondiale. L’Italia non riesce a fare densità né a gestire il possesso, palesando errori individuali in uscita che invitano a nozze le ripartenze dei veloci avversari.
Nel finale di primo tempo la squadra si assesta: il Belgio cala il ritmo e gli Azzurri iniziano a manovrare, costruendo una grande palla gol con un’iniziativa personale di Cambiaghi — decisamente il migliore in campo — conclusa da Kean sull’esterno della rete.
La ripresa si apre sulla stessa falsariga: Cambiaghi inventa un cross perfetto per Kean, il cui tiro a colpo sicuro trova un miracolo in spaccata del portiere belga Lammens. L’Italia prende il controllo del campo e prolunga il fraseggio, ma la manovra risulta troppo lenta e prevedibile, faticando a trovare l’imbucata centrale. E nel momento di massimo sforzo, la beffa: Barella perde un pallone sanguinoso sulla trequarti, il Belgio riparte fulmineo e Lukebakio insacca il raddoppio con un colpo da biliardo che chiude virtualmente i conti. Nel finale i cambi (dentro Scalvini, Maldini, Frattesi e poi gli esordienti Doumbia e Zoma) non cambiano l’inerzia di una gara ormai compromessa.
Il verdetto è severo ma chiaro: l’Italia è ancora un cantiere aperto. Gli schemi di Mancini non sono ancora metabolizzati, la squadra fatica a restare corta e paga a carissimo prezzo gli errori individuali in uscita. In fase offensiva la manovra è asfittica e il 4-3-3 non deve diventare un dogma assoluto, specie se si fatica a trovare la quadra tra le ali e le punte.
Tra le note liete un ottimo Cambiaghi e un miracolosi Donnarumma (protagonista a fine gara di una sterile ed evitabile scaramuccia verbale con Lukaku), mentre a deludere sono stati proprio gli uomini in mediana: dall’esordiente Romano al veterano Barella (entrambi colpevoli in occasione dei gol subiti) passando per Tonali, mai in grado di comandare il reparto. Male anche la difesa, con un Calafiori lontano dagli standard ammirati all’Arsenal.
Il tempo delle scuse è finito: lunedì a Bursa la Turchia, sconfitta dalla Francia) non farà sconti.
Servirà un cambio di passo mentale e tattico per evitare che questa nuova avventura azzurra si trasformi in un incubo. Appuntamento a lunedì sera, e forza Azzurri sempre!

