Con la consegna della Coppa del Mondo, dalle mani del Presidente Trump a quelle del miglior giocatore del torneo, Rodri, capitano della Spagna vincitrice, si è conclusa l’edizione americana dei mondiali 2026.
A New York, dopo i fuochi d’artificio della finalina per il terzo posto vinta dall’Inghilterra per 6-4 sulla Francia(con doppietta di Mbappè, laureatosi scarpa d’oro del torneo con 10 gol) con un approccio mentale delle due contendenti molto discutibile, la finalissima fra Spagna ed Argentina, nei 90’, ha regalato poche occasioni e rare emozioni, ma soprattutto nessun gol.
Quale fosse il piano di gioco di Scaloni è stato piuttosto evidente fin dalle prime battute: difesa con blocco basso e palla a Messi sperando che inventasse qualcosa di decisivo. Se questa povertà di idee, fino alla finale, ha funzionato, per la relativa consistenza degli avversari, o per il loro suicidio tattico (Inghilterra), al cospetto della squadra più solida e più forte dell’orbe terracqueo si è rivelata del tutto inadeguata e non all’altezza.
Il dato più disarmante è stata la statistica impietosa al 90’ quando, nella casella dei tiri verso la porta e dentro lo specchio, per l’albiceleste, segnava un disarmante ed imbarazzante zero!
Dopo la vittoria agli Europei del 2024 le furie rosse, come nel biennio 2008/2010, hanno così fatto doppietta aggiungendo il meritato titolo mondiale, a coronamento di una prestazione sempre propositiva, con un possesso palla ed un’iniziativa costanti, con un pressing asfissiante che permetteva loro una rapida riconquista e di tenere l’avversario a difendere passivo nella propria metacampo.
L’elemento che più è saltato agli occhi del C.T. De La Fuente è di come la sua squadra riesca a gioacre come un club e non come una rappresentativa nazionale, ovvero con schemi e principi di giochi che difficilmente, nel poco tempo a disposizione, si possono inculcare in una nazionale.
Perfetta la gabbia ampia e mobile che ha separato Messi dai suoi compagni impedendogli di ricevere palloni e, quei pochi ricevuti, mai puliti o facili da gestire.
Ancora una volta, per la settima volta su otto, la Spagna non ha subito gol, e Unai Simon, dimostratosi sempre all’altezza, con i piedi e tra i pali, ha subito la miseria di 8 tiri in porta in tutta la manifestazione; la rete di De Ketelaere, l’unica subita, contro il Belgio, è stata l’unica macchia che ha comunque consegnato agli spagnoli anche il record di miglior difesa di sempre ai mondiali.
Quel che è però mancato è stata la pericolosità sotto porta, le occasioni da gol non sono state tantissime, anche se alcune sono state davvero clamorose, soprattutto nel primo supplementare quando Merino e Nico Williams si sono mangiati gol già fatti.
L’espulsione per doppio giallo di Enzo Fernandez ha complicato definitivamente i piani di Scaloni, che erano poi quelli, mal che vada, di arrivare ai rigori, ma i suoi ragazzi, così come contro l’Inghilterra, sono stati sempre troppo duri e provocatori, assai spesso sopra le righe, sempre affibbiando un colpo in più, anche dopo che gli avversari si erano liberati della sfera (vero Paredes?).
In avvio di secondo tempon supplementare è poi arrivata la rete del trionfo spagnolo con un tiro al volo da distanza ravvicinata di Ferran Torres (nella foto), su assist di Nico Williams, al 106’.
Con le spalle al muro, sotto di un gol e di un uomo, nel finale, l’albiceleste si è destata e ha chiuso nella propria metacampo la Spagna, sfiorando la rete nel finale con Simeone, ma sarebbe stato un premio eccessivo ed ingiusto.
Secondo successo mondiale per la Spagna, dopo quello del 2010, anche quello ai supplementari e in superiorità numerica, e laurea cum laude per De la Fuente, che ha costruito un gioiello, praticamente imbattibile, con il risultato positivo di ieri infatti la striscia senza sconfitte è arrivata a 38 partite, con il record sottratto agli azzurri di Mancini.
Hanno deluso Yamal, anche ieri nella versione ‘vorrei ma non posso’, e Messi, cui sono stati tagliati tutti i rifornimenti, e incisivo , e ai suoi livelli, solo nei 10’ finali dei supplementari.
Arrivederci dunque al mondiale del 2030, magari finalmente con gli azzurri di nuovo presenti, che avrà una delle sue sedi proprio in Spagna, e chissà se saranno proprio le furie rosse a ripetersi vincendo da campioni in carica, cosa non riuscita a Francia e Argentina nelle ultime due edizioni, ed appannaggio finora, nella storia, solo di Italia (1934/1938) e Brasile (1958/1962).

