Mancano appena una decina di giorni dall’inizio dei mondiali del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico.
In ben 48 paesi, perché questa è l’edizione più colossale della storia del calcio, le squadre stanno preparandosi con le consuete amichevoli e le intense sedute, necessarie a portare le varie rose al loro top, mentre il popolo dei tifosi sta preparando bandiere, maglie e trombette per le visioni singole e di gruppo delle partite.
Tranne però che in uno dei paesi che ha contribuito ad alimentare la leggenda dei campionati mondiali, ovvero proprio il nostro, l’Italia.
Dopo aver fallito le qualificazioni a Russia 2018, Qatar 2022, gli azzurri sono riusciti a calare il tris delle mancate qualificazioni fallendo l’approdo in America, dopo la sciagurata, e orrenda, sequela di rigori falliti nella serie dal dischetto contro la Bosnia.
I mali del calcio italiano sono tantissimi, e profondi, inutili elencarli e sviscerarli in questa sede, tanto ci pensano già gli ‘esperti’ del settore, nei salotti televisivi e sui giornali, l’unica certezza, purtroppo, è che l’evento planetario per antonomasia, insieme alle Olimpiadi, non ci vedrà di nuovo protagonisti, negandoci notti, più o meno magiche, visioni collettive, gioie e dolori, pianti e risate, ma soprattutto di socializzare e sognare, emozioni che, dall’ormai lontano 2014, ci sono inesorabilmente negate.
Un vero peccato per i bambini, che non conoscono così queste forti emozioni e che, forse, faticano anche ad immaginare, ma purtroppo una situazione che nega anche a noi, inguaribili romantici del pallone, per un mese intero, di mettere da parte ansie e preoccupazioni varie, facendo una bella full immersion in partite con protagonisti famosi, ed amati, ma anche autentici, e sconosciuti, carneadi della pedata.
A noi poveri fans azzurri non resta che ‘ammirare’ due tristissime amichevoli, il 3 giugno contro il Lussemburgo (giocatasi ieri sera e finita 1-0 per i ragazzi di Baldini grazie al gol di Pio Esposito) e il 7 giugno contro la Grecia.
Il Commissario tecnico ad Interim, Baldini, per l’occasione, ha traslocato la sua intera Under 21 in nazionale maggiore con il solo Donnarumma, capitano, a rappresentare la vecchia guardia.
Pensando ai corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, la nostra mente, per essere ottimisti, corre alle due sfide, con Di Biagio, anch’esso mister dell’Under 21, e commissari tecnico ad interim, chiamato a dirigere due amichevoli nel 2018 (ma disputate con i giocatori della nazionale maggiore), prima dell’inizio del ciclo di Mancini, che ha avuto il suo acme nell’insperato, ma meritato titolo europeo nel 2021, unico momento di gioia per i colori azzurri dal lontano titolo mondiale del 2006.
Quella di Baldini è una ventata di gioventù incredibile, con una media complessiva di 20,5 anni, che dovrebbe permettere di dare un’occhiata alle future leve del calcio italiano, con tanti dei convocati che, per altro giocano all’estero (tre nel Borussia Dortmund, uno nel Borussia Monchengladbach, uno nel Paris f.c).
Ci aspettiamo che il nuovo Commissario Tecnico, chiunque esso sarà (si fanno tanti nomi, tra i quali i più gettonati sono Conte, Mancini, Guardiola, Pioli e Ranieri), segua la linea tracciata da Baldini e offra la possibilità a questi ragazzi di crescere e che queste due sfide rappresentino così non un premio estemporaneo, o peggio una boutade, ma un chiaro indicatore di quale dovrà essere la strada da seguire!

